Cambiamento: trauma o rinascita?

Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro …”                                        ITALO CALVINO, Lezioni Americane (1988)

Cambiamento (1)

Quando il cambiamento fa paura

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova: la saggezza popolare ci tramanda un’idea di cambiamento come un evento ben collocabile in un determinato momento della nostra vita, un incidente di percorso che va a turbare la tranquillità dei progetti personali. Ma c’è di più: il nuovo inquieta, suscita paura e smarrimento, richiede una rinuncia ad abbandonare porti sicuri per avventurarsi in acque sconosciute e piene di chissà quali mostri e pericoli. D’altra parte, l’abito vecchio, se pur liso e datato, conserva in sé il profumo e la rassicurante sensazione epidermica delle cose familiari.

In quest’ottica il cambiamento potrà difficilmente essere pensato come un’opportunità, come un processo di scoperta e sperimentazione curiosa e creativa di noi stessi e dei contesti in cui ci muoviamo. Al massimo, il cambiamento e la novità vengono rincorsi come un miraggio di benessere, un salvifico spiraglio di fuga dalla gabbia quotidiana della noia e degli obblighi lavorativi e familiari: principio ben noto ai pubblicitari e ai professionisti del marketing.

Cambiamento (2)

Da vincolo a possibilità

Cosa succederebbe se invece ci abituassimo a concepire il cambiamento non solo e non tanto come un evento isolato e potenzialmente traumatico che ci spinge a trovare nuovi equilibri, ma come un percorso evolutivo che ci accompagna di giorno in giorno e che noi stessi contribuiamo, spesso inconsapevolmente, a creare? Nel mondo animale, la metamorfosi del bruco è in realtà un processo evolutivo composto da una serie di piccole e spesso microscopiche trasformazioni, che, nel loro accadere, rendono possibile l’esistenza della farfalla. Anche noi come il bruco ci trasformiamo impercettibilmente, ma non in modi casuali e lineari: non ripartiamo ogni giorno da zero, ma siamo la somma e la moltiplicazione di tutto ciò che siamo stati sino a quel momento, anche dei nostri ‘errori’.

In tal modo, il cambiamento viene a smettere i panni del fantasma inquietante che si può celare tra le pieghe della vita quotidiana. Possiamo essere non soltanto attori ma anche registi, e scegliere da quali inquadrature osservare e costruire le nostre realtà: non possiamo avere un controllo totale sul processo creativo, e nemmeno conoscerne in anticipo l’andamento. Tuttavia, l’allenamento ad ampliare il numero delle inquadrature possibili ci può aiutare ad evadere da prospettive rigide che, come catene, limitano la nostra libertà di movimento.