Guarire dall’anoressia

L’anoressia è una malattia mentale, anche se la sua espressione più evidente si manifesta nel corpo. In Italia, oltre 3 milioni di persone soffrono di Disturbi dell’Alimentazione e il 95,9% sono donne, ma è in progressivo aumento anche tra i maschi. L’anoressia è la terza malattia cronica più comune tra i giovani: la fascia d’età tra i 15 e i 19 anni è la più colpita.

Anoressia (3)

Come riconoscere la malattia

Nei disturbi alimentari l’individuo sperimenta un’alterata relazione con il cibo e un’estrema preoccupazione riguardo le forme corporee. Implica quindi un’alterazione dell’immagine di sé, disturbi emotivi e un insieme di comportamenti disfunzionali che ne derivano.

Uno dei primi segnali di allarme è la restrizione calorica, accompagnato da un’intensa paura di aumentare di peso. Significa evitare di mangiare o mangiare pochissimo cibo nel giro di una giornata.

Un altro criterio per poter fare diagnosi di anoressia è un’alterazione della percezione del proprio corpo, che porta a vedersi grassi, anche quando in realtà si è scheletrici.

Un’altra caratteristica importante è la mancata consapevolezza da parte di chi ne soffre. Infatti, il primo ostacolo che si incontra con le persone anoressiche è la divergenza della percezione sul peso e sulla forma del corpo: per i familiari e gli amici sei “troppo magra”, mentre tu sei soddisfatta della tua magrezza e della tua capacità nel perdere peso.

Anoressia (4)

Come uscirne, anche grazie alla terapia EMDR

Guarire si può. E’ indispensabile avere vicine persone in grado di riconoscere la malattia, gestirne il disagio, non solo rispetto al cibo, ma anche ai traumi profondi che hanno causato la psicopatologia: la ricerca mette in evidenza che questo disturbo ha rilevanti basi relazionali e non rappresenta semplicemente una “scelta di vita”.

La psicoterapia è mirata a modificare il rapporto disfunzionale con la propria immagine corporea e con il cibo in quanto bassa autostima, perfezionismo e insoddisfazione sono alla base dell’anoressia.

Questi pensieri disfunzionali spesso dipendono da apprendimenti che derivano da esperienze traumatiche vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. La psicoterapia con EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) consente di intervenire su queste esperienze “bloccate”, per rielaborarle e gestire il disagio che provocano.

Il metodo EMDR, andando a lavorare sui ricordi più disturbanti che stanno alla base del sintomo, consente la presa di consapevolezza del disturbo, la motivazione al cambiamento e la risoluzione dei ricordi traumatici più disturbanti.

Esistono traumi che sembrano oggettivamente poco rilevanti, ma che, invece, possono pesare soprattutto se sono ripetuti nel tempo o subiti nell’infanzia. Nel caso dell’anoressia, spesso i pazienti trovano nel comportamento disfunzionale con il cibo un metodo di automedicazione (“se sarò magra, allora potrò avere valore ed essere amata”).

L’EMDR è un trattamento psicoterapeutico ben strutturato e integrabile nei programmi terapeutici per i disturbi alimentari con risultati efficaci, per intervenire sulle esperienze traumatiche relazionali e d’attaccamento del passato, sulla gestione del sintomo nel presente e sulla prevenzione delle ricadute nel futuro.

 

Bibliografia

Balbo, M. (2015). EMDR e disturbi dell’alimentazione. Tra passato, presente e futuro. Giunti Editore

Linkografia

Associazione EMDR Italia